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Salve a tutti.
Perchè questo blog?
Già dal nome alcuni profani in materia si aspetteranno di 
leggere le fisime di un'adolescente emo oppure il patetico
sfogo di una persona fallita che invece di “muovere il culo” 
per realizzare qualcosa di concreto si crogiola 
nell'autocommiserazione attraverso un blog.
Lo scopo di questo blog in realtà è ber diverso, cioè cercare 
un confronto con persone che si trovano nella mia stessa 
situazione, che hanno il mio stesso problema, e perchè no... 
anche uno scambio di consigli da parte di chi ci è passato 
(e magari ne è anche uscito). 
Cerco il confronto su un blog e non altrove perchè è un dato 
di fatto che le persone che soffrono di depressione 
(io per prima) normalmente ed erroneamente provino una certa 
vergogna nel parlarne o anche solo di confessare apertamente 
il problema. 
Ci si sente più liberi a parlare in anonimato su un blog che 
non con vecchi amici o conoscenti nella “vita reale”.
Tornando alla questione autocommiserazione, purtroppo non posso 
garantirvene la totale assenza, d'altronde per i depressi come 
me l'autocommiserarsi spesso è uno dei pochi piaceri della vita.
Spero che questo blog possa interessare a qualcuno di voi 
là fuori, e magari anche essere d'aiuto ;)
A presto.
 
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4 Comments

  1. credo dovresti aggiustare il template, perché taglia le righe e non si può leggere.

  2. Ciao Vitadadepressa,
    i miei complimenti per l’onestà con cui ti racconti e per il coraggio di affrontare un tema così intimo e grande. Parli di vergogna… un’emozione davvero ricca e significativa. La vedo un po’ come il frutto di due forze opposte: una che tira per restare nell’ombra, mantenendo i vecchi e rigidi modelli di sempre; l’altra che spinge nella direzione opposta, quella dell’uscita allo scoperto, della condivisione alla volta di un nuovo modo di affrontare la questione, con l’auspicio di trarne utilità.
    Condivido il discorso sul piacere che ottieni dal crogiolamento, lo capisco molto bene, ma sono pure convinta che esistano altre strade capaci di garantire piaceri doppiamente appaganti e potenti di quello che ti permetti di sperimentare. Ovviamente, individuare altri percorsi possibili non è cosa semplice.

    • Grazie Valentina!
      Si il lato del provare vergogna, sottovalutare/ignorare il problema ha predominato fino a quando non ho avuto altra scelta che quella di uscire allo scoperto. Un momento in cui davvero ero alla frutta e vedevo solo una via d’uscita. Per dirla in modo schietto e magari perfino “crudo” si, la via d’uscita in questione era il porre fine alla mia esistenza. Mi son trovata davanti ad un bivio: un sentiero era quello appena citato e l’altro era l’uscire allo scoperto e chiedere aiuto nonostante le mie riluttanze. Il mio lato razionale (e forse anche un pò codardo) mi ha fatto scegliere il secondo anche perchè “a suicidarmi son sempre a tempo e una volta fatto non si torna più indietro”.
      Questo blog infatti è il mio ennesimo tentativo (dopo farmaci e psicoterapia) di affrontare la situazione. Stavolta con l’ esempio e il confronto, per cercare di capire “come fanno gli altri” e “come han fatto quelli che ne sono usciti” e vedere di estrapolare qualche suggerimento utile anche per me.
      Grazie per il tuo commento e torna presto a trovarmi!


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