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Rieccomi qui.
Tanto per cominciare è il caso di raccontarvi brevemente la mia
vicenda con “the big D” o se preferite “the Disease with the capital D”
come son solita chiamare questo disturbo.
Soffro di depressione ormai da circa 4 anni ma non riesco ad individuare 
precisamente quando tutto ciò è iniziato. La mia non è una depressione 
reattiva, cioè sorta come conseguenza ad un evento estremamente 
traumatico o doloroso, nel mio caso la definirei piuttosto come una 
lenta e progressiva discesa verso il baratro cominciata circa 4 anni 
fa e non ancora risoltasi.
Per molto tempo, proprio per la stupida vergogna di cui ho già accennato 
nel mio primo post, ho cercato di ignorare il problema. Pensavo che si 
trattasse di pigrizia e che finchè le cose andavano avanti (cioè finchè 
riuscivo a stare al passo coi miei esami universitari) potevo permettermi 
di ignorare la cosa. Poi però si è innescato il circolo vizioso 
DEPRESSIONE – DEMOTIVAZIONE – FALLIMENTO – DEPRESSIONE e cosi via, 
da cui non vedevo via d'uscita... anzi si, una via d'uscita la vedevo. 
Estrema. Ma poi forse per mancanza di coraggio o perchè sapevo che una 
volta imboccata quella strada non si può più tornare indietro, 
ho deciso di tenerla come ultima spiaggia. 
Ho affrontato quindi (con enorme fatica) la mia vergogna e la mia 
riluttanza ad esternare ciò che provo. 
Dato che ero totalmente ignorante in materia e trovando improbabile 
l'idea di mettermi a cercare uno specialista sulle pagine gialle 
come se si fosse trattato di un idraulico ho deciso di rivolgermi 
per prima cosa al mio medico di base.
Il mio medico di base è passato subito alle maniere “pratiche” 
prescrivendomi dell'escitalopram. Al momento ricordo che era stato 
piuttosto efficace, più che altro nel tamponare i sintomi più critici 
e potenzialmente pericolosi, cioè i momenti di disperazione, i 
comportamenti autodistruttivi e i pensieri suicidi. 
Tuttavia dopo poco tempo ho cominciato a sviluppare assuefazione e la 
quantità di farmaco iniziale (10mg) cominciava a non farmi più effetto, 
allora sotto consiglio medico ho aumentato di altri 5mg con il risultato 
però che quella piccola quantità in più mi provocava sonnolenza. 
No, non la leggera sonnolenza che provocano gli antistaminici, io parlo 
di una sonnolenza ESAGERATA, con un fabbisogno di sonno pari a 12 ORE 
AL GIORNO!!! Inoltre sentivo che non mi bastava. Questa era solo una 
pezza momentanea, ma non stavo meglio. 
Ok non ero più pericolosa per me stessa, ma continuavo (e ahimè continuo) 
a vivere una „non-vita“ in cui ti limiti a sopravvivere e basta. 
Quindi ho deciso di cominciare a fare dei colloqui con una psicoterapeuta. 
Sono andata avanti con la psicoterapia per più di due anni con frequenza 
settimanale e un pò mi ha aiutato, ho preso consapevolezza di certi 
aspetti della mia vita, anche se purtroppo non posso certo dire di 
esserne uscita. 
Poi ho dovuto interrompere la terapia perchè mi son trasferita 
momentaneamente (o meglio son scappata) in un'altra città, 
di un'altra nazione.
Ora son qui da sola, non seguo più alcuna terapia psicologica e continuo 
a giostrarmi con le dosi di antidepressivo in base alla fase. 
Attualmente son tornata a 10mg perchè non posso permettermi di dormire 
12 ore al giorno.
Vado avanti, arranco con fatica giorno dopo giorno, portandomi un peso 
enorme sulla schiena, e spesso i pensieri negativi riappaiono. 
Quando penso al futuro vedo il nulla. Se penso a me stessa tra qualche anno 
ho la ferma convinzione che non ci arriverò. La vita è solo una continua 
fatica e non ho alcun motivo che mi spinga ad affrontarla.
Ultimamente cerco di sgombrare la mente e vado avanti per inerzia, 
in modalità „risparmio energetico“ cercando di approfittare al massimo 
dei rarissimi momenti in cui ho un minimo di energia per far qualcosa 
di utile.
Non so se riuscirò mai ad uscirne, ma son molto scettica a riguardo.
Ok credo che per ora sia tutto. 
Alla prossima
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2 Comments

  1. been there, done that. Ora, da una parte potrei dirti che clinicamente si può guarire, nel senso che si può tornare a funzionare in maniera (quasi) normale. E questo per quanto riguarda l’aspetto prettamente neurochimico della depressione. Dall’altro, la faccenda è che dall’infelicità non si guarisce. Il fatto che non ci siano motivi per affrontare la vita… beh, è vero. Non è molto diverso dal tirare i dadi, ad alcuni va semplicemente male.

    • Ok… io non sono mai stata una persona che sprizza felicità da tutti i pori, di quelle sempre euforiche ed entusiaste 24h su 24 e so che non lo diventerò mai. Non ci tengo neanche dato che oltretutto soggetti di questo tipo mi danno ampiamente sui nervi. Però ricordo che 5 o 6 o 7 anni fa non ero così. Stavo discretamente bene, ero ancora capace di appassionarmi per qualcosa e di godermi non dico tutte le cose della vita, ma almeno qualcuna si. E io vorrei tornare come allora. Se quella a cui aspiro fosse una situazione che non ho mai vissuto probabilmente non la desidererei neanche, d’altronde non son qui a parlare di come mi piacerebbe essere figa come Megan Fox, ricca come Berlusconi o intelligente come Zuckerberg, no? 😉


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