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Monthly Archives: febbraio 2013

Ho paura di quando tornerò in Italia.

Ho paura di dover affrontare il mio futuro.

Non ho una ragione valida per affrontarlo.

Non so come farò.

Non so perchè sto facendo quello che faccio nè perchè la mia vita abbia preso questa direzione.

A volte vorrei ammalarmi così da avere una buona scusa per non dover affrontare il mio futuro o compiere delle scelte.

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La depressione è una malattia ereditaria? 
Ci sono molte teorie contrastanti in merito. Tuttavia se posso esprimere 
un modesto parere da profana, si, secondo me c'è un'alta probabilità di 
trasmissione genitore-figlio.
Non parlo solo a livello fisiologico, di cui so ben poco, ma soprattutto 
a livello ambientale.
A parte la probabilità di ereditare qualche disfunzione nella 
ricaptazione della serotonina et simili, pensate ad un bambino/adolescente 
che cresce in una famiglia dove almeno uno dei due genitori è depresso. 
Che probabilità avrà di manifestare a sua volta il disturbo? Secondo me 
altissima.
Proprio mentre pensavo a questo genere di cose ho provato ad analizzare 
la mia situazione e a vedere se anche nel mio caso l'origine della 
depressione poteva essere almeno in parte ricondotta alla “trasmissione” 
da parte di uno dei miei genitori.
Ho preso in considerazione innanzitutto mio padre. Non potendolo 
interpellare di persona ho provato a pensare a lui e alla sua vita, mi 
son chiesta se potesse essere stato lui il depresso dei due ma la 
risposta più probabile è no. Mio padre era sempre stato una persona molto 
attiva, dai mille interessi, e ben lontano dall'incarnare la figura del 
“depresso”. Anzi ripensandoci mio padre era proprio una persona felice. 
Non di quelli che ostentano la propria felicità con gesti eclatanti e che 
magari dentro di sé nascondono ben altro. Mio padre non era una persona 
euforica, mio padre era semplicemente felice. Godeva dei piccoli piaceri 
della vita, aveva un sacco di interessi e sapeva esattamente come mantener 
sempre vivo questo suo modo di essere. E' sempre stato così. 
Fino all'ultimo dei suoi giorni.
A volte mi chiedo come sarei ora se avessi avuto l'occasione di crescere 
accanto ad una persona simile. Altre volte ancora vorrei poterlo 
interpellare anche solo per pochi minuti, giusto il tempo per chiedergli 
come faceva ad essere così.
Vabè chiudiamo qui la sezione “casi umani” dove la povera orfanella ha 
avuto modo di sfogarsi e veniamo a mia madre, quella che in realtà 
sarebbe la sospettata numero uno.
Strano ma vero non ho saputo darmi da sola una risposta su di lei. Sarà 
per il fatto che è totalmente diversa da me, ma per quanto mi riguarda 
certe cose di mia madre sono sempre rimaste un mistero.
Quindi, decisi di chiedere direttamente interessata, in una delle nostre 
chiacchierate quotidiane via skype. 
La risposta che ho avuto, credeteci o no, è stata totalmente... 
boh, non so come descriverla, improbabile?!? allucinante?!? Giudicate voi.

Io: “mamma, ma tu sei mai stata depressa, tipo quando avevi la mia età?”
Lei: “mhh.. no! A dire il vero non ho mai avuto neanche il tempo per 
pensare a queste cose!!”
Io: “EH??? Quindi mi stai dicendo che se una persona non ha il tempo di 
pensare all'influenza non ci si ammala?????”
...segue sproloquio su come dovrei crearmi degli interessi, essere felice 
perchè in fondo non mi manca niente, pensa a quelli che stanno peggio di 
te e blablabla...
Insomma, la sua risposta sembrava voler dire che la depressione, 
più che una malattia, è una fisima tipica di quelli che non hanno un 
cazzo da fare. Poi ci si stupisce che le persone si vergognino a 
parlarne...
Ad ogni modo, voi cosa dedurreste da una risposta del genere?
Io ho dedotto ciò che segue: Si, mia madre è/era depressa (ovviamente la 
cosa si è acuita a partire dalla scomparsa di mio padre), peccato che non 
abbia mai ammesso la cosa né a sé stessa né agli altri.
Ergo: io sono cresciuta avendo come modello una persona molto 
probabilmente depressa. E dato che non l'ha mai riconosciuto o ammesso 
io son venuta su con l'idea che questa fosse una “vita normale” non una 
vita “deviata” dalla depressione.
Forse è per questo che ho la pessima tendenza a cercare all'esterno punti 
di riferimento, esempi, modelli da seguire praticamente in CHIUNQUE? 
Cosa che di conseguenza mi rende incredibilmente influenzabile e 
suggestionabile??
Mi raccomando però, non spargete la voce in giro su quest'ultima mia 
rivelazione... sia mai che qualche squalo là fuori decida di 
approfittarsene. :/

Depressi di tutto il mondo non disperate, ci sono ancora, non sono ancora morta e nemmeno scappata!! Tornerò presto a scrivere quando sarò un pò meno incasinata!! :/

Chi soffre di depressione saprà bene quanto me che la motivazione è 
qualcosa che nelle nostre vite scarseggia sempre.
Demotivazione e apatia ci accompagnano giorno dopo giorno, impedendoci 
di raggiungere i nostri obiettivi o addirittura di porcene.
Senza una valida motivazione diventa difficile anche provvedere ai 
nostri bisogni primari. La totale demotivazione riesce a trasformare 
i semplici gesti quotidiani in imprese titaniche. Se si vive da soli 
poi diventa tutto piu difficile e si finisce per rintanarsi nel letto 
per quasi tutto il giorno e alzarsi solo per andare al cesso o afferrare 
qualcosa di commestibile a caso dall'armadietto della cucina. Questi 
sono i giorni MOTIVAZIONE ZERO. I peggiori in assoluto.
Poi ci sono i giorni in cui l'inerzia e quel briciolino di senso del 
dovere riescono ad aver la meglio e quindi riusciamo quantomeno a 
svolgere in qualche modo i nostri doveri quotidiani. 
Nei momenti migliori le seconde superano le prime, anche se nel mio caso 
ultimamente purtroppo le prime sono un po' più numerose delle seconde.
Poi ci sono i momenti sì. Quei brevi e rari lassi di tempo (siano lodati) 
in cui, non so come, non so perchè, mi ritornano le forze e riesco a 
svolgere i miei doveri in modo „normale“. Per un attimo i problemi 
spariscono, tutto fila liscio come l'olio e il mio rendimento aumenta 
considerevolmente. E addirittura, ADDIRITTURA, riesco a sentire un 
briciolo di entusiasmo e visualizzare quello che mi piace o mi piacerebbe 
fare. Ma questi sono casi eccezionali e assolutamente imprevisti.
Ma torniamo al problema di fondo: la mancanza di motivazione.
Probabilmente qualcuno là fuori potrà capirmi quando parlo di ricerca 
spasmodica e ossessiva della motivazione.
Ahimè negli ultimi tempi riesco ad individuare oggetti da cui deriva 
una motivazione solo temporanea e di breve durata. Quando si è nella 
mia situazione tutto diventa potenziale oggetto di motivazione. 
Anche le cose più stupide.
Da un film, a una persona che vedi in giro per caso, all'invidia verso 
qualcuno che vive una vita almeno apparentemente felice e realizzata, 
al profilo di facebook di una persona che non vedi da tanto tempo, etc...
Ma come ho già detto è estremamente difficile da trovare e dura solo 
per poco tempo, al massimo qualche ora. 
Non è controllabile, o almeno non ho ancora imparato come fare e talvolta 
i metodi che uso per trovare la motivazione ottengono addirittura 
l'effetto contrario: quella brutta cosa che si chiama COMPLESSO DI 
INFERIORITA'. Può capitare e non di rado. 
Vedi una persona con una vita più eccitante della tua, o che è riuscita 
a realizzare i suoi sogni (al contrario di te), o che ti viene elogiata 
da terzi per i risultati conseguiti, o per l'aspetto o per boh...  
So solo che farsi prendere dai complessi è un attimo e tirarcisi fuori 
non è affatto facile. 
Consigli? Esperienze da condividere? 
Su su, fatevi avanti! Lo so di non essere l'unica in questa 
landa desolata ;)