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Tag Archives: sofferenza

Ultimamente me lo ripeto sempre. E’ diventata una sorta di motto, di formula magica. Di obiettivo in assenza di altri obiettivi.

Fai la cosa giusta.

E’ l’unica cosa che mi fa andare avanti da quando mi è crollata la terra sotto i piedi: l’idea di star “facendo la cosa giusta” e che prima o poi verrò ricompensata.

Ma come si fa a sapere quale sia davvero la cosa giusta? Non si può saperlo con certezza. Ma credo che basti guardarsi dentro per capire qual è la cosa giusta da fare in ogni momento. Basta ascoltare la propria coscienza.

Nel mio caso ad esempio la “cosa giusta” consiste nel non adagiarmi e nell’uscire dalla mia “zona di comfort”. Quella specie di limbo malefico che ti attira a sé e ti culla, salvo poi mangiarsi fuori tutta la tua vita e il tuo tempo prezioso dando origine a mille insicurezze e sensi di colpa con gravi ripercussioni anche a livello di autostima.

Fare la cosa giusta per me in questo momento è “fare il contrario di ciò che mi risulterebbe comodo”.

Uscire dagli schemi. Uscire dalle rotaie. Uscire dalle abitudini.

Costa tantissimo, ma so che ripaga.

Ogni giorno mi “violento” imponendomi di uscire dalla mia zona di comfort. Se dovessi paragonarlo a una sensazione reale lo paragonerei ad una doccia gelata.

Non è facile. Ma non mi stancherò mai di ripeterlo (e soprattutto ripeterMElo): “Nulla che abbia un significato è facile. Facile non rientra nella vita degli adulti”.

E avanti così.

Sperando che un giorno questo peso e questo vuoto che mi porto dentro spariscano per sempre.

Facciamo FINTA che i fatti recenti ormai siano acqua passata e che io, subconscio bastardo permettendo, abbia ormai voltato pagina (come dovrei aver fatto e come la persona equilibrata che NON sono avrebbe già fatto da tempo).
Facciamo finta che vada tutto relativamente bene, così come obiettivamente da una visione esterna potrebbe sembrare: è estate, ho dato 4 esami in questa sessione ed è in arrivo l’ultimo prima delle “vacanze” e poi me ne rimarranno “solo” 5 prima di prendere la laurea magistrale. Sono dimagrita e tutto sommato nell’aspetto, nonostante mille difetti come tutti, complessivamente mi difendo bene.
Non ho morosi rompicoglioni in mezzo alle balle o potenziali cornificatori di cui preoccuparmi.
Ho un mio rifugio dove vivo praticamente sola, nessuno mi rompe i cosiddetti e potenzialmente posso fare quel diavolo che voglio ma posso tornare a farmi coccolare da mammà ogni volta che mi pare. E non sono in particolari difficoltà economiche. Ovvio, non posso certo permettermi di spendere e spandere a mio piacimento, ma i soldi per le necessità e qualche piccolo capriccio ci sono.
Alla luce di tutto questo dovrei essere una persona FELICE. Cioè fossì un altro penserei “ma sta qua di che cazzo si lamenta??”.
Eppure non è così. Eppure sono una farmacia ambulante e vado avanti ad antidepressivi/ansiolitici come fossero caramelle. Eppure ho qualcosa dentro che mi dilania.
A volte mi chiedo se in passato io abbia combinato qualche guaio irreversibile che il mio cervello ha rimosso ma che continua a perseguitarmi non lasciandomi pace. Ma sinceramente non mi sembra.
Oggi per scherzare l’ho perfino chiesto a mia madre: “Ma per caso ho ammazzato qualcuno e non me lo ricordo?? Scommetto che nemmeno Erica di Novi Ligure si sente la coscienza così pesante…”.
Si ok, ho avuto le mie esperienze toste e per citare Blade Runner “ho visto cose che voi umani non potreste neanche immaginare”. Ma sono cose che IO ho voluto vedere. Situazioni in cui IO mi son voluta più o meno consapevolmente cacciare e che nella pratica non hanno avuto alcuno strascico né alcuna conseguenza e che, al contrario, mi hanno dotata di un nutrito repertorio di assurdi e divertenti aneddoti/storie di vita da raccontare che non fanno che rendermi una persona “interessante” e diversa da molte altre mie coetanee.
Un pò a volte mi vergogno di me stessa. Mi guardo attorno e vedo persone che vivono situazioni di difficoltà nemmeno paragonabili alla mia ma che nonostante tutto hanno ancora speranza e forza di andare avanti giorno dopo giorno. Mentre io, inspiegabilmente, vivo ogni giorno come se fosse un supplizio e la vita mi sembra una via crucis.
Non so perchè. Davvero.
Ho la costante sensazione di star buttando via la mia vita. E questo mi tormenta.
Ma ora sto meglio, quindi ne approfitterò per mettermi a fare qualcosa di costruttivo. Tipo studiare per l’ultimo esame della sessione.
Adios.